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Confessions of an Advertising Man

David Ogilvy · 1963

Confessions of an Advertising Man è il libro che David Ogilvy pubblica nel 1963, quattordici anni dopo aver aperto la propria agenzia a New York. Non è un manuale accademico: raccoglie le regole pratiche con cui gestiva clienti, campagne e scrittura degli annunci, fino alla domanda più radicale del mestiere, se la pubblicità faccia più bene o più male alla società che la consuma. Il successo supera ogni previsione, oltre un milione di copie in quattordici lingue. In italiano esce come Confessioni di un pubblicitario, pubblicato da Lupetti in tre edizioni dal 1989 a oggi.

Apri o chiudi la scheda di Confessions of an Advertising Man
Ritratto di Confessions of an Advertising Man
Autore
David Ogilvy
Anno originale
1963
Editore originale
Atheneum, New York
Diffusione
Oltre un milione di copie, tradotto in quattordici lingue
Edizioni italiane
Lupetti, tre edizioni dal 1989 (l'ultima nel 2022)

Il libro che Ogilvy scrive dopo quattordici anni di agenzia

Confessions of an Advertising Man esce nel 1963, quattordici anni dopo che David Ogilvy ha aperto l’agenzia a New York con 6.000 dollari, nessun cliente e nessun titolo. Lo pubblica Atheneum, senza alcuna aspettativa particolare: non è un manuale accademico, è la messa per iscritto delle regole con cui Ogilvy gestiva l’agenzia, i clienti e la scrittura degli annunci.

Il successo supera ogni previsione. Il libro vende oltre un milione di copie e viene tradotto in quattordici lingue, diventando il testo di pubblicità più letto del suo tempo: un risultato insolito per un libro scritto da chi il mestiere lo praticava ogni giorno, non da chi lo insegnava da fuori.


Cosa contiene

Il libro non segue la struttura di un trattato: è una raccolta di regole pratiche, nate dall’esperienza diretta in agenzia. Racconta come gestire un’agenzia e i rapporti con i clienti, come costruire una campagna e scrivere un annuncio che funzioni, come illustrare un annuncio in modo che l’occhio si fermi prima ancora di leggere il testo. Dedica spazio anche a settori specifici, dagli alimentari ai farmaceutici, dove le regole della pubblicità generalista non bastano.

Alla televisione, pubblicità ancora giovane negli Stati Uniti del 1963, riserva poche pagine: il grosso del libro resta ancorato alla stampa e al direct mail, i due mezzi su cui Ogilvy aveva costruito la propria reputazione prima ancora di aprire l’agenzia. Chiude con la domanda più radicale che un pubblicitario possa farsi: se la pubblicità, nel suo insieme, faccia più bene o più male alla società che la consuma. Ogilvy la prende sul serio, e risponde da chi vive di quel mestiere, non da chi lo osserva da fuori.


Le regole più citate

Tra le decine di regole elencate, alcune sono diventate patrimonio comune del mestiere ben oltre chi ha letto il libro per intero. “The consumer isn’t a moron. She is your wife.” Il consumatore non è un cretino, è tua moglie: un invito a non sottovalutare l’intelligenza di chi legge un annuncio, la stessa idea che Ogilvy porta avanti per tutta la carriera.

Sul lavoro in agenzia, la sfiducia nei comitati creativi torna più volte: “Committees can criticize advertisements, but they should never be allowed to create them.” I comitati possono criticare un annuncio, non dovrebbero mai poterlo creare. E sulla gestione delle persone, una frase che i direttori creativi si scambiano ancora oggi: “Pay peanuts and you get monkeys.” Paga con le noccioline e otterrai scimmie.


L’edizione del 1988

Venticinque anni dopo la prima uscita, Atheneum pubblica una nuova edizione con una prefazione firmata da Sir Alan Parker, il regista britannico di Fame e Mississippi Burning, oltre a un capitolo aggiuntivo in cui Ogilvy torna sulle proprie regole con la distanza di un quarto di secolo. Non le rinnega: le rilegge. È lo stesso approccio che attraversa il resto della sua opera, la ricerca prima del talento, i fatti prima delle opinioni, applicato stavolta a sé stesso invece che a un cliente.


Perché è ancora citato oggi

Il libro resta un riferimento anche fuori dal mondo della pubblicità in senso stretto. Tra chi ha raccontato di essersi ispirato ai testi di Ogilvy per ricostruire l’agenzia pubblicitaria newyorkese degli anni Sessanta c’è Matthew Weiner, il creatore di Mad Men: un dettaglio che la pagina dedicata a Ogilvy racconta più da vicino, ma che nasce proprio da qui, dal libro che più di ogni altro suo scritto racconta l’agenzia dall’interno.


Cosa esiste in italiano

A differenza di The Copy Book, che non ha mai avuto un’edizione italiana, Confessions of an Advertising Man arriva in Italia già nel 1989, con Lupetti, la casa editrice specializzata in classici della pubblicità. Lo stesso editore lo ripubblica nel 1998 e di nuovo nel 2022, sempre con lo stesso titolo italiano, Confessioni di un pubblicitario: un libro di pubblicità americano del 1963 con tre edizioni italiane in trentatré anni è raro, un segnale di quanto il testo resti un riferimento anche fuori dagli Stati Uniti.

Confessions of an Advertising Man

1963 lingua originale: inglese

Confessioni di un pubblicitario — Lupetti, 1989 , traduzione di C. Corsi

Collana "Per conoscere i classici della pubblicità", fuori catalogo: reperibile solo nell'usato.

ISBN 9788885838284 · Non disponibile

Confessioni di un pubblicitario — Lupetti, 1998

Collana "I classici", fuori catalogo: reperibile solo nell'usato.

ISBN 9788887058338 · Non disponibile

Confessioni di un pubblicitario — Fausto Lupetti Editore, 2022 , traduzione di C. Corsi

Collana "Pubblicità e marketing", con prefazioni di Giuseppe Mastromatteo e Roberta La Selva.

ISBN 9788868743321 · Disponibile

Chi cerca il libro online trova spesso, fianco a fianco, sia l’edizione italiana sia quella originale in inglese: le librerie italiane vendono entrambe. Per chi legge comodamente in inglese, l’edizione originale resta l’unica con il testo integrale mai rimaneggiato dal 1963.

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