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Ogilvy on Advertising

David Ogilvy · 1983

Ogilvy on Advertising (1983) è il libro con cui David Ogilvy riassume vent'anni in più di mestiere rispetto a Confessions of an Advertising Man: 224 pagine e 185 annunci illustrati, dai consigli su come trovare clienti a come scrivere copy che vende, fino al capitolo in cui si colloca, con ammirazione dichiarata e non da rivale, accanto a Lasker, Resor, Rubicam, Burnett, Hopkins e Reeves. Pubblicato da Crown Publishers, ha un'edizione italiana Mondadori dello stesso anno, con il titolo La pubblicità.

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Ritratto di Ogilvy on Advertising
Autore
David Ogilvy
Anno originale
1983
Editore originale
Crown Publishers
Pagine
224 (185 annunci illustrati)
Edizione italiana
La pubblicità, Mondadori, 1983
Libro precedente dello stesso autore
Confessions of an Advertising Man (1963)

Il libro della maturità, non degli esordi

Vent’anni prima, Confessions of an Advertising Man aveva reso Ogilvy famoso oltre il settore: un libro aneddotico, scritto da un uomo che aveva ancora tutta la carriera davanti. Ogilvy on Advertising nasce da una posizione opposta: un uomo che ha già diretto un’agenzia internazionale per trent’anni e scrive per lasciare un manuale, non per farsi conoscere.

La differenza si sente nella struttura. Non è un racconto in ordine cronologico. È organizzato per problemi pratici, nell’ordine in cui li affronta chi lavora davvero in agenzia: trovare clienti, dirigerla, scrivere l’annuncio, produrlo, misurarne l’effetto.


Cosa contiene

224 pagine, 185 annunci riprodotti a corredo del testo. I capitoli coprono, tra gli altri:

  • Come farsi affidare un cliente e come dirigere un’agenzia pubblicitaria
  • Come produrre pubblicità che vende: il cuore tecnico del libro, sulla scrittura del copy e sulla costruzione dell’annuncio
  • Come fare pubblicità televisiva efficace, capitolo scritto quando la TV era ormai il mezzo dominante, a differenza di Confessions
  • La pubblicità delle grandi aziende (corporate advertising), un tema quasi assente nel libro precedente
  • Competere con un colosso come Procter & Gamble, con casi concreti
  • Cosa so (poco) del marketing, capitolo dal titolo volutamente dimesso, in linea con lo stile diretto di Ogilvy

Il capitolo sui grandi pubblicitari

Il capitolo 18 è quello in cui Ogilvy si colloca accanto ai pubblicitari a cui riconosce di dovere di più: Albert Lasker, Stanley Resor, Raymond Rubicam, Leo Burnett, Claude Hopkins e Rosser Reeves, quest’ultimo non un rivale ma il cognato e mentore la cui presunta rivalità con Ogilvy è in gran parte un mito costruito dalla stampa di settore (vedi la pagina dedicata a Reeves). Il riconoscimento non è una somiglianza di stile letta da fuori, ma una citazione diretta, fatta da Ogilvy stesso.


Perché conta ancora oggi

Ogilvy on Advertising non introduce un framework nuovo come fa Breakthrough Advertising di Schwartz: non ha un equivalente dei “cinque stati di consapevolezza”. Il suo valore è diverso: è la sintesi più completa e leggibile del pensiero di uno dei pubblicitari più citati del Novecento, scritta da lui stesso e non ricostruita da biografi, con centottantacinque esempi reali a supporto invece di teoria astratta.

Per chi vuole partire dal materiale primario invece che dai riassunti, resta il punto di riferimento più diretto sul pensiero di Ogilvy, insieme a Confessions of an Advertising Man.


La citazione più nota

“I do not regard advertising as entertainment or an art form, but as a medium of information. When I write an advertisement, I don’t want you to tell me that you find it ‘creative.’ I want you to find it so interesting that you buy the product.” Non considero la pubblicità un intrattenimento o una forma d’arte, ma un mezzo di informazione: quando scrivo un annuncio non voglio sentirmi dire che lo trovi “creativo”, voglio che lo trovi così interessante da comprare il prodotto. La sintesi più diretta di tutto il libro, e del modo in cui David Ogilvy intende il proprio mestiere.


Cosa esiste in italiano

Ogilvy on Advertising

1983 lingua originale: inglese

La pubblicità — Mondadori, 1983 , traduzione di Isa Surci

Volume illustrato, 223 pagine, collana "Libri illustrati".

Non disponibile · verificato il

L’edizione italiana è uscita lo stesso anno dell’originale, un tempo di traduzione rapido per l’epoca. Oggi è fuori catalogo da decenni: si trova solo nell’usato o nelle librerie specializzate in volumi rari.

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