Glossario
Cos'è la Unique Selling Proposition (USP)
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La headline è la frase che sta sopra o accanto a un annuncio pubblicitario, scritta per fare una cosa sola: convincere chi la legge a leggere anche il resto. David Ogilvy sosteneva che in media cinque volte più persone leggono la headline rispetto al corpo del testo. Scriverne una debole, diceva, significa aver già sprecato ottanta centesimi di ogni dollaro speso. Non è un titolo decorativo: è la parte dell'annuncio con il compito più difficile e la responsabilità più diretta sul risultato.
La headline è la frase, quasi sempre una sola, posizionata per essere letta per prima in un annuncio pubblicitario. Il suo compito non è riassumere l’annuncio, né essere bella: è far proseguire la lettura. Una headline che informa correttamente ma non convince nessuno a leggere il resto ha fallito, indipendentemente da quanto sia elegante.
È la parte dell’annuncio su cui si concentra il lavoro più lungo, e non per caso: è anche quella con il rapporto più diretto fra qualità della scrittura e risultato misurabile.
David Ogilvy lo mette per iscritto in Confessions of an Advertising Man: in media cinque volte più persone leggono la headline rispetto al corpo del testo. La conclusione che ne trae è operativa, non teorica: scrivere una headline debole equivale a sprecare l’ottanta per cento del budget pubblicitario, perché quattro lettori su cinque non arriveranno mai a leggere il resto.
È lo stesso principio che porta Ogilvy a rivedere ogni headline quattro o cinque volte prima di considerarla mostrabile a un cliente, e a provarne fino a venti versioni alternative per ogni annuncio prima di scegliere. È un processo raccontato nel dettaglio nella pagina dedicata a Ogilvy.
Gli autori storici della pubblicità non usano un solo formato: lo scelgono in base a quanto il lettore sa già del proprio problema e della soluzione.
Eugene Schwartz aggiunge un livello che precede la scelta del formato: prima di decidere il tipo di headline, va stabilito quanto il lettore sa già: i suoi cinque stati di consapevolezza, descritti nella pagina dedicata a Schwartz. Una headline di beneficio diretto funziona su un lettore che conosce già il problema; su un lettore che non sa nemmeno di averne uno, la stessa headline cade nel vuoto.
Rolls-Royce, 1958-59: «At 60 miles an hour the loudest noise in this new Rolls-Royce comes from the electric clock» (a sessanta miglia orarie, il rumore più forte in questa nuova Rolls-Royce viene dall’orologio elettrico). Una headline di beneficio indiretto: non dice “silenziosa”, lo dimostra con un fatto verificabile, senza un solo aggettivo.
Jesus Jeans, 1973: «Chi mi ama mi segua». Una headline costruita per attrito di registro, non per beneficio: prende in prestito l’autorità del linguaggio religioso e la sposta di peso nel contesto commerciale. Il dettaglio della campagna è nella pagina dedicata.
Si confonde spesso con due elementi:
L’occhiello: la riga breve, in caratteri più piccoli, che sta sopra la headline vera e propria. Dà un contesto prima del titolo, ma non ne fa le veci: se l’occhiello scomparisse, l’annuncio dovrebbe restare comprensibile.
Lo slogan: la frase che identifica un marchio nel tempo, ripetuta su più campagne ed esecuzioni diverse. Una headline nasce quasi sempre per un singolo annuncio; uno slogan sopravvive alla singola campagna che lo ha lanciato. Non sono mutuamente esclusivi: «Chi mi ama mi segua» ha funzionato prima come headline di un annuncio specifico, poi si è consolidato come slogan associato al marchio Jesus Jeans negli anni successivi.
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