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Cos'è il Brand Positioning Statement

Il Brand Positioning Statement è il documento interno che mette per iscritto una decisione di positioning, di solito in una formula fissa: per quale pubblico, in quale categoria, con quale vantaggio distintivo, rispetto a quale alternativa. Non è il Positioning in sé, il principio di Al Ries e Jack Trout secondo cui una marca si colloca nella mente di chi compra, ma la sua traduzione in un testo verificabile e condiviso da chi lavora sulla marca. La versione più diffusa della formula arriva da Geoffrey Moore, nel libro Crossing the Chasm del 1991.

Pagina pubblicitaria Avis anni '60, con il claim "Avis is only No.2. But we don't want your sympathy" — un esempio storico di posizionamento dichiarato rispetto al concorrente.

La definizione

Il Brand Positioning Statement è il documento interno che mette per iscritto una decisione di positioning, quasi sempre dentro una formula fissa: per quale pubblico, in quale categoria, con quale vantaggio distintivo, rispetto a quale alternativa concreta. Non è un testo che il pubblico legge: è un riferimento condiviso da chi lavora sulla marca, pensato per essere discusso, verificato e corretto prima che diventi comunicazione vera e propria.


Positioning e Positioning Statement: la decisione e il documento

I due termini si confondono facilmente perché condividono la parola “positioning”, ma indicano livelli diversi dello stesso lavoro. Il Positioning, il principio che Al Ries e Jack Trout mettono per iscritto a partire dal 1969, è la decisione strategica: quale singola idea la marca deve occupare nella mente di chi compra, in un mercato già pieno di messaggi simili. Il Brand Positioning Statement è quella decisione tradotta in un testo verificabile, con una struttura che obbliga a esplicitare ogni scelta invece di lasciarla implicita: chi è il pubblico, cosa cerca, perché questa marca e non un’altra.

Una decisione di positioning può restare vaga per anni proprio perché non è mai stata scritta in una forma che qualcuno possa contestare. Il documento serve esattamente a questo: rendere la decisione discutibile, e quindi migliorabile.


La formula di Geoffrey Moore

La versione più diffusa della formula arriva da Geoffrey Moore, nel libro Crossing the Chasm (1991), scritto per il marketing dei prodotti tecnologici ma adottato da allora anche in settori molto distanti da quello:

«For [target customer] who [statement of the need or opportunity], the [product name] is a [product category] that [statement of key benefit]. Unlike [primary competitive alternative], our product [statement of primary differentiation]»

In italiano: per [il pubblico], che [ha un bisogno specifico], [la marca] è [la categoria] che [offre un vantaggio distintivo], a differenza di [l’alternativa principale]. La forza della formula non sta nell’eleganza del testo che produce, che resta volutamente rigido e da lavorare, ma nel costringere chi la compila a rispondere a ogni singola casella, invece di lasciare la decisione di positioning nella zona grigia delle intenzioni generiche.


Dal Positioning Statement al Key Message

Il Brand Positioning Statement non è ancora un messaggio pronto per il pubblico. Il passo successivo è il Key Message, che traduce la stessa decisione in un linguaggio più vicino a quello che il pubblico incontrerà davvero, restando comunque un documento di lavoro interno, non un annuncio. Solo dopo, quella sintesi diventa una forma creativa, la Big Idea, pensata per arrivare davvero al pubblico in modo memorabile. Tre passaggi distinti, che rispondono a tre domande diverse: dove ci collochiamo, cosa vogliamo dire, come lo diciamo in modo che si ricordi.


Cosa non è un Brand Positioning Statement

Non è uno slogan. Uno slogan è pensato per il pubblico ed è ripetuto nel tempo. Il Brand Positioning Statement è pensato per chi lavora sulla marca e, nella grande maggioranza dei casi, non lascia mai il documento interno in cui è stato scritto.

Non è un elenco di caratteristiche del prodotto. La formula obbliga a specificare un pubblico e un’alternativa concreta da battere, non solo cosa il prodotto fa: un positioning statement che descrive funzionalità senza nominare chi lo legge e contro chi si posiziona ha saltato la parte più importante dell’esercizio.

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