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Cos'è una promessa pubblicitaria

La promessa pubblicitaria è l'impegno esplicito, o implicito ma riconoscibile, che un annuncio assume nei confronti di chi legge: cosa otterrà usando quel prodotto. David Ogilvy, in Confessions of an Advertising Man, cita una frase del critico Samuel Johnson vecchia di due secoli, «promise, large promise, is the soul of an advertisement», e ne fa un principio operativo: ridurre la strategia a una sola promessa, e poi mantenerla per intero. Una grande promessa non è una promessa esagerata: è una promessa vera, resa più forte dal modo in cui viene detta.

La definizione

La promessa pubblicitaria è l’impegno, esplicito o implicito ma comunque riconoscibile, che un annuncio assume nei confronti di chi legge: cosa otterrà usando quel prodotto. Non è necessariamente una frase isolata: può essere l’intera headline, come nel caso dei formati di beneficio diretto, oppure emergere dal tono e dalla scelta delle immagini. Ma un annuncio che non promette nulla, in un modo o nell’altro, non dà al lettore una ragione per interessarsi.


«Promise, large promise»: una frase di due secoli fa

David Ogilvy, in Confessions of an Advertising Man, cita una frase del critico e lessicografo inglese Samuel Johnson, vissuta nel Settecento, ben prima che esistesse la pubblicità moderna: «Promise, large promise, is the soul of an advertisement» (la promessa, la grande promessa, è l’anima di un annuncio). Ogilvy ne fa un principio operativo, non decorativo: «conviene ridurre la propria strategia a una sola promessa semplice, e poi mantenerla fino in fondo», e altrove precisa che quella promessa deve riguardare un beneficio concreto per il consumatore, non una caratteristica tecnica del prodotto raccontata per sé stessa.

“Grande” non vuol dire “esagerata”. Nel principio di Ogilvy, grande descrive la forza e la chiarezza con cui la promessa viene fatta, non la sua veridicità: una promessa falsa o gonfiata rispetto a quello che il prodotto offre davvero danneggia la marca più a lungo di quanto un annuncio debole possa mai fare.


La promessa in pratica: l’esempio Rolls-Royce

L’annuncio Rolls-Royce di Ogilvy, del 1958-59, mostra il principio applicato senza sbavature. La promessa non è dichiarata con un aggettivo come “silenziosa”: è dimostrata con un fatto verificabile, il rumore più forte a sessanta miglia orarie è quello dell’orologio elettrico. Il lettore non deve credere sulla fiducia a una qualità vaga: gli viene mostrato un dato specifico da cui dedurla da solo, ed è proprio questa specificità a rendere la promessa credibile invece che gonfiata.


Promessa, Reason Why e USP: tre cose diverse

I tre concetti convivono nello stesso annuncio ma rispondono a domande diverse. La promessa risponde a “cosa ottengo”. Il Reason Why, il principio che prende il nome da John E. Kennedy nel 1905, risponde a “perché dovrei crederci”: ogni affermazione in un annuncio deve poggiare su una ragione dichiarata, non restare un’asserzione nuda. La Unique Selling Proposition di Rosser Reeves è invece un test sulla promessa stessa: verifica se è specifica, se la concorrenza non la offre già, e se è abbastanza forte da spostare milioni di persone. Una promessa può esistere senza superare il test della USP; una USP solida è quasi sempre, a sua volta, una grande promessa.


Cosa non è una promessa pubblicitaria

Non è un elenco di caratteristiche. Dire che un’automobile “ha un motore da 400 cavalli” è un’informazione tecnica, non una promessa: diventa una promessa solo quando si traduce in cosa quella cifra cambia per chi guida. La distanza tra una caratteristica e il beneficio che ne discende è più ampia di quanto sembri, ed è il passaggio su cui si gioca la riuscita di un annuncio.

Non è uno slogan. Uno slogan può esprimere una promessa in forma ridotta e ripetuta nel tempo, ma non tutte le promesse diventano slogan, e non tutti gli slogan contengono davvero una promessa: alcuni si limitano a identificare il marchio senza impegnarsi su nulla di specifico.

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