Ilon Specht: la copywriter di «Because I'm Worth It»
Ilon Specht (1943 circa - 2024) è stata una copywriter statunitense. Nel 1971, a poco più di vent'anni e tra le poche donne nel reparto creativo della McCann Erickson di New York, scrive per la tinta per capelli L'Oréal Préférence lo slogan «Because I'm worth it», perché io valgo. Lo scrive di getto, in reazione a un modo di rappresentare le donne che trovava falso, e usa la prima persona: è la cliente a parlare di sé, non un uomo che le spiega perché comprare. La frase, poi ammorbidita in «you're worth it» e «we're worth it», è tra le più longeve della pubblicità.
Indice:
Indice:
Apri o chiudi la scheda di Ilon Specht
- Vita
- 1943 circa · 20 aprile 2024
- Professione
- Copywriter
- Agenzia
- McCann Erickson, New York
- Frase più famosa
- «Because I'm worth it», scritta nel 1971 per L'Oréal Préférence
Biografia Ilon Specht
Ilon Specht nasce negli Stati Uniti all’inizio degli anni Quaranta; le fonti indicano l’anno tra il 1941 e il 1943. Nel 1971 lavora come copywriter alla McCann Erickson di New York, ed è una delle poche donne nel reparto creativo di un settore quasi interamente maschile. È lì, a poco più di vent’anni, che scrive la frase per cui è ricordata.
Il percorso: una frase e poco altro di documentato
Della carriera di Specht si sa molto meno che della sua frase. Ha continuato a lavorare in pubblicità per anni, poi ha lasciato il mestiere e ha aperto un’attività di arredamento e decorazione d’interni in California. La ricostruzione più dettagliata del 1971 è nel profilo che Malcolm Gladwell le dedicò sul New Yorker nel 1999, intitolato «True Colors». Specht è morta il 20 aprile 2024, per un tumore; nello stesso anno le è stato dedicato un cortometraggio documentario.
«Because I’m worth it», 1971
Il team L’Oréal alla McCann stava sviluppando la pubblicità di Préférence, una tinta per capelli venduta a un prezzo più alto della concorrente Clairol. Secondo il racconto di Specht, le proposte degli uomini del gruppo mostravano una donna guardata da fuori, di solito con un uomo che la osservava compiaciuto. Lei le trovava false, e per reazione scrisse di getto un testo in cui è la donna a parlare, e a spiegare che paga di più perché lo ritiene giusto per sé: «I use the most expensive hair color in the world. […] Because I’m worth it.»
Lo spostamento è nel pronome. Non «così piacerai», ma «così mi tratto bene io». È una vendita costruita sull’autostima dichiarata invece che sull’approvazione altrui, e per un prodotto più caro degli altri offre anche una giustificazione: non è uno spreco, è una scelta.
Campagne
L’Oréal, «Because I’m worth it»
Lo slogan è sopravvissuto per oltre cinquant’anni perché la sua struttura è adattabile: la prima persona può diventare seconda o terza senza perdere il senso. «Because you’re worth it» sposta la frase sulla cliente a cui ci si rivolge; «Because we’re worth it» la rende collettiva. L’Oréal e McCann la presentano come il testo pubblicitario in uso ininterrotto più a lungo nella storia.
Il giudizio su quella frase è diviso, e vale la pena dirlo. Da un lato ha portato nella pubblicità di massa una donna che parla per sé, in anni in cui era raro; è lo stesso terreno su cui, pochi anni prima, Mary Wells Lawrence aveva costruito la propria carriera. Dall’altro, «io valgo» è comunque una frase che vende una tinta a prezzo maggiorato, e lega il valore personale a un acquisto: l’emancipazione dichiarata e la leva commerciale convivono nello stesso slogan, ed è parte del motivo per cui ha funzionato così a lungo.
Domande frequenti
Chi ha scritto «Because I'm worth it»?
Ilon Specht, copywriter alla McCann Erickson di New York, nel 1971, per la tinta per capelli L’Oréal Préférence. Aveva poco più di vent’anni.
Cosa rende particolare quello slogan?
La prima persona. Prima di allora la pubblicità dei cosmetici parlava alla donna dicendole cosa fare per piacere a qualcun altro. Qui è la cliente stessa a dire perché lo compra, per sé.
È vero che lo scrisse in pochi minuti?
Secondo il suo racconto, sì, in reazione a un progetto del team maschile che le sembrava una rappresentazione falsa delle donne. La versione più nota della storia è nel profilo che Malcolm Gladwell le dedicò sul New Yorker nel 1999.
Lo slogan è cambiato nel tempo?
Sì. Da «Because I’m worth it» è passato a «Because you’re worth it» e poi a «Because we’re worth it». L’Oréal e McCann lo indicano come uno dei testi pubblicitari più longevi mai scritti.
Contenuti del mese
Glossario
Cos'è la Unique Selling Proposition (USP)
La Unique Selling Proposition (USP) è il principio, messo per iscritto da Rosser Reeves nel 1961, secondo cui ogni annuncio deve proporre a…
Campagna
Think Small
Nel 1959 la Doyle Dane Bernbach vince il conto Volkswagen e affida il Maggiolino a Julian Koenig e Helmut Krone, sotto la supervisione di B…
Glossario
Cos'è la Big Idea in pubblicità
La Big Idea è l'idea creativa centrale su cui si costruisce una campagna pubblicitaria: non l'esecuzione, non il singolo annuncio, ma il co…
Glossario
Cos'è il Reason Why
Il Reason Why è il principio secondo cui ogni affermazione in un annuncio deve poggiare su una ragione dichiarata, non su un'asserzione nud…
Glossario
Cos'è una headline
La headline è la frase che sta sopra o accanto a un annuncio pubblicitario, scritta per fare una cosa sola: convincere chi la legge a legge…
Libro
Ogilvy on Advertising
Ogilvy on Advertising (1983) è il libro con cui David Ogilvy riassume vent'anni in più di mestiere rispetto a Confessions of an Advertising…
Autore
David Abbott
David Abbott (Londra, 11 ottobre 1938 - 17 maggio 2014) è stato un copywriter e fondatore d'agenzia britannico, spesso descritto come il pi…
Autore
Rosser Reeves
Rosser Reeves (Virginia, 1910 – Chapel Hill, 1984) è stato un pubblicitario americano, presidente di Ted Bates & Company e inventore della…
Autore
Raymond Rubicam
Raymond Rubicam (Brooklyn, 1892 - Scottsdale, Arizona, 1978) è stato un copywriter e pubblicitario statunitense, cofondatore nel 1923 di Yo…
Autore
David Ogilvy
David Ogilvy (1911–1999) è stato un pubblicitario britannico, fondatore dell'agenzia Ogilvy & Mather e autore di Confessions of an Advertis…