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Il copywriter. Mestiere d'arte

Emanuele Pirella · 2002

Il copywriter. Mestiere d'arte è il libro che Emanuele Pirella pubblica nel 2002 per Il Saggiatore, nella collana della Fondazione Cologni dedicata ai mestieri d'arte. È metà saggio e metà autobiografia: Pirella difende l'idea del copywriter come artigiano, racconta la propria carriera da Italia/BBDO alle agenzie che ha fondato, e insiste sul legame tra testo e immagine, con Bill Bernbach come riferimento. È uno dei pochi libri italiani scritti da un copywriter sul proprio mestiere.

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Un copywriter che scrive del proprio mestiere

Emanuele Pirella pubblica Il copywriter. Mestiere d’arte nel 2002, per Il Saggiatore, nella collana della Fondazione Cologni sui mestieri d’arte. È un libro breve, a metà tra il saggio e il ricordo, ed è raro nel suo genere: un copywriter italiano che scrive un libro sul proprio lavoro.


Cosa contiene

La tesi è nel titolo: il copywriter è un artigiano, e il libro difende questa idea contro quella del copywriter come funzionario che esegue un brief. Pirella la argomenta attraverso la propria carriera, da direttore creativo di Italia/BBDO alla fondazione dell’Agenzia Italia nel 1972 e di Pirella Göttsche, e attraverso il principio che ha sempre difeso: testo e immagine nascono da un’unica idea, come nella pubblicità di Bill Bernbach. Ricorrono i suoi lavori più noti, da «Chi mi ama mi segua» per i jeans Jesus a «Nuovo? No: lavato con Perlana!» scritto con Annamaria Testa.

Perché conta ancora oggi

È la prospettiva che manca quasi del tutto nei libri sul mestiere, tutti americani o inglesi: quella di un copywriter italiano, che era anche scrittore di narrativa e di satira. Il limite: è un libro breve, personale ed elegiaco, la difesa di un modo di lavorare che Pirella vedeva sparire, non un manuale. Si legge per il punto di vista.


Dove si trova

È un libro italiano, edito da Il Saggiatore nel 2002 nella collana «I mestieri d’arte». È spesso fuori catalogo e si trova nell’usato e nelle biblioteche. Sono poco più di cento pagine.

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