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Persuasione

Effetto ancoraggio nella pubblicità

L'effetto ancoraggio è la tendenza a farsi condizionare da un primo numero quando si deve fare una stima, anche se quel numero è arbitrario. Lo hanno descritto Tversky e Kahneman nel 1974: mostrando alle persone un valore estratto a caso da una ruota, le loro stime successive sulla percentuale di paesi africani all'ONU si spostavano di venti punti. In pubblicità l'ancora è il prezzo barrato, il listino consigliato, il «da 999 euro», il «massimo 12 per cliente». Il primo numero che il lettore incontra diventa il metro con cui giudica tutti gli altri.

Il concetto

Quando dobbiamo stimare un valore incerto, tendiamo a partire da un numero che abbiamo appena incontrato e a spostarci da lì di poco. Tversky e Kahneman lo hanno mostrato nel 1974 con un esperimento diventato un classico: davanti ai partecipanti facevano girare una ruota numerata, truccata per fermarsi su 10 o su 65, poi chiedevano se la percentuale di paesi africani all’ONU fosse più alta o più bassa di quel numero e infine quale fosse secondo loro. Chi aveva visto 10 rispondeva in media 25%, chi aveva visto 65 rispondeva 45%. I partecipanti sapevano che la ruota era casuale, e l’ancora ha spostato le risposte di venti punti lo stesso.

L’effetto è robusto e difficile da annullare anche quando lo si conosce. Uno studio di Dan Ariely e colleghi del 2003 ha mostrato che le ultime due cifre del codice fiscale di una persona, scritte poco prima, influenzavano quanto quella persona diceva di essere disposta a pagare per un vino o un oggetto.


Il prezzo di riferimento

La forma più comune di ancora, in pubblicità, è il prezzo barrato: «99 euro, ora 49». Il 99 è l’ancora, e senza di esso i 49 euro non avrebbero un metro. Lo stesso vale per il prezzo di listino consigliato e per il «confronta con». Funziona quando l’ancora è plausibile: un prezzo di riferimento gonfiato o inventato è considerato pubblicità ingannevole in molti ordinamenti, e quando il lettore riconosce l’ancora finta smette di credere anche agli sconti veri, come succede con le finte scadenze descritte in scarsità e urgenza.

L’ordine dei prezzi e le quantità

Mostrare per primo il prodotto più caro rende più ragionevole quello che viene dopo, e in un listino a tre livelli l’opzione premium serve soprattutto ad alzare l’ancora rispetto alla quale si giudica quella di mezzo. È un meccanismo vicino all’effetto contrasto, con cui spesso lavora insieme. Anche le quantità si ancorano: uno studio del 1998 ha rilevato che un cartello «massimo 12 per cliente» faceva aumentare la quantità media acquistata rispetto all’assenza di limite. E la regola di Claude Hopkins sui numeri precisi al posto degli aggettivi funziona anche perché un numero concreto, in Scientific Advertising, lascia un riferimento nella testa di chi legge.

I limiti

L’ancora sposta una stima, non cancella un’idea chiara di valore: se il lettore sa già quanto vale un prodotto, un prezzo di partenza assurdo non lo convince, lo insospettisce. L’uso onesto è un riferimento reale che aiuta a giudicare, non un numero messo lì per gonfiare la percezione dello sconto.

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